Vis à vis

Siamo nate di acqua e terra, mistero

di radici, foglie e scie luminescenti

di chiocciole, altro non abbiamo:

un’alleanza di semi sconosciuti, l’irriverente

slancio del fiore selvatico fuori dal prato

 

eppure, come nidi caduti dai rami

passaggi segreti di lombrichi ci santificano

un mondo sotterraneo viene a farci

la pace, a cercarci nel sogno dei pesci

 

-vis à vis- ombra della mia ombra

 

per vicinanza agli alberi feriti, per lascito

di un bene più grande, ogni ronzio

nella siepe richiama la voce paterna

e niente più ci somiglia di questa nostalgia

dove affondare il nostro cuore di cane.

 

 

(inedito 2018)

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Sotto la polvere

Oggi sono quieta, dopo la caduta
e le incertezze sto qui, immobile
tra i mobili e i piatti, il portacandele
lo strofinaccio, la pianta grassa
l’ultimo pezzo di legno, l’ultima
lingua di brace tra i resti
il cuore sotto la polvere

Erano i corpi a farsi piccoli
pelle con pelle, piedi tra i piedi
spalle schiena mani
un solo respiro nel ventre

Amo ancora il mio dolore, la vita
che ci ho messo: è così evidente
la luce che vacilla
nel taglio della crepa.

 

inedito 2018

Cominciamo

Tagliando il pane, mi sono tagliata
un dito, il sangue non si fermava
più – cominciamo bene

ma poi come volevo che
iniziasse questo nuovo anno
dopo tutti quelli già passati
ad inseguire volti, a placare
morsi di una fame
senza cibo, a ricordare
le tue mani e gli occhi belli
che sapevano far nascere parole
nella notte oscura

ed un respiro grande
in ogni aurora

tu, manovale dentro la mia casa
a riparare ogni perdita, chiodi
piantati male, a ridere dei buchi
e delle crepe, dei fogli vecchi
di giornale, di come accendi il fuoco
e ancora plachi la mia sete

il sangue non si fermava più

anche il cielo, fuori
aveva un pianto rosso tra le nebbie
un dolore trattenuto
dalle zampe del merlo.

 

(inedito 2018)

Dopo tutto

Io ti ho respirato dentro e poi reso
con un soffio al mondo, ti ho lasciato
così, andare

dopo che ti ho amato, dopo tutto
lasciato che ogni attaccamento, filamento
struggimento, ti portasse lontano
dove solo tu sai.
Non che mi fosse chiaro il senso
quando il mondo ha fatto
la sua parte, avuto la sua colpa:
siamo stati accerchiati, stanati, presi
da un bagliore, dallo sbadiglio pigro
della luna, da un ragno
che si dondolava quieto.
Non c’era terremoto o qualunque altra
catastrofe che potesse scuotere più
del sangue.

Io ti ho respirato tanto, con tutta
l’aria dentro nei polmoni
poi ti ho lasciato, andare.

Io ti ho respirato e ancora vivo.

inedito 2017

Si chiama vita

Io ci credo ancora, lo scrivo

per ricordarlo, scandisco bene

il suono, non demordo

confido e nient’altro con la stessa

fragilità dei fiori anche quando

la stanchezza abbassa gli occhi e le difese

porto tutto il peso, ne vado fiera

 

poi cerco qualcuno, come me

che faccia sconti alla paura, alle piccole

ossessioni e recita poesie a memoria

qualcuno che si fuma questa sera di fine

giugno, a piedi scalzi incendia sogni

con la sua voce e gli occhi grandi

che mi stringa nel suo ricordo

fino a farmi male.

 

Inedito 2017

 

Senza nome

Quanto è stanco il cielo oggi, Sabrina
lo sento dalle tue parole piegate dentro
un ospedale, appese al bianco
di una sala dove tutto è trasparente
la voce come dentro ad un acquario
le grida ai pesci, nessuno ad ascoltare.
E si sta male in questo mare di pareri
e cure palliative, il corpo che s’abissa
le onde del lenzuolo.

Lo squillo a un’ora che non è nostra
si è addormentata
con un respiro lento e le tue lacrime
perso ogni riferimento, di colpo
senza nome.

Fai che ti stringo, forte e sempre
e poi t’abbraccio, seduta sui gradini
coi nostri sedicianni in gita, Venezia
che ci aspetta, aprile con le felpe
e l’acqua a benedire.

Anna Salvini
(inedito 2017)